"Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.
Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:
L’abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio
Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.
Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli"
(Source: snorlaxes)
"”Vi chiedo ancora scusa
per la casa fredda. Non ho scelto una foto, la mia foto è
questa. Quando ero bambina giocavo sempre con la mia ombra, mi piaceva
muovermi al sole e vederla piccola, grande ma poi mi sono resa conto
che non mi avrebbe mai abbandonato neanche al buio. Spero che questo digiuno mi faccia diventare così magra da far sparire le ombre per
sempre."
Il gusto è una cazzata e io non ho fame.
Il gusto è una cazzata e io non ho fame.
Il gusto è una cazzata e io non ho fame.
Il gusto è una cazzata e io non ho fame.
Il gusto è una cazzata e io non ho fame.

Ho le mani rosse.
Ho le mani rosse di un assassino che implora un cuore che non gli appartiene.
C’è odore di fragole in ogni angolo della mia stanza, così cianotica, ora portata ad un grado di colore più caldo.
Le mie mani profumano, sanno di fragole. Stringile, baciale fino a farne dei guanti. Non pensavo, non pensavo proprio.
E lo vedi, che i nostri sogni sfondavano i soffitti?
Noi stesi a guardarli da una scala che non verrà portata a termine.
Piove.
Ho ancora il sale e il mare sulle caviglie.
Mi dicono che sono come il tempo e che muori un po’ ogni volta che provi a vivermi.
Silenzio dalle narici.

Mi tiri dal braccio e mi dici che c’è qualche punto da spiegare
ma io sono brava solo ad accorgermi della loro presenza,
di quello che non va.
Camminiamo su strade deserte e tu ti accingi ad accendere l’ultima sigaretta
prima che i binari la portino via insieme ai capelli che si confondono
col mio maglione da cinquanta lire.
Ti abbassi, ma non raccogli niente,
arrotolandoti su te stesso perdi coscienza
io ti guardo e mi sveglio abbracciata ad un albero tagliato male.
La nostra prima conversazione.
Il mio ultimo the e il tuo caffé che non ti terrà sveglio.
Gli accenti sbagliati e le scale di cellulosa.
Il mondo che gira anche se tu rompi gli orologi.
Le “x” sulle mani, come se dovessi scavare per trovarci un tesoro nascosto.
E il silenzio che ci cola dal naso e non stagna.
Credimi che
non stagna
non stagna.
La nostra seconda conversazione.
Ripariamoci con qualche lettera in più.
Ricordami come ti chiami
piangi sul mio braccio
che non sentirà il sapore di salsedine
che non si scoprirà mai alla luce del sole.
Stringimi la nuca nel secondo scaffale della nostra libreria preferita.
Cadiamo via con dei paracadute di carta straccia.
Però potremmo anche parlare per sette ore di un Ossimoro.
Bevi la camomilla, che magari ti calmi.
Grazie Lucilla.